addio tristezza addio
ci metterò un po’ di parole, ma poi saranno le ultime e ce la farò. Vedere Ester piangere, leggendo le parole tue, le ultime, in risposta a me, ridicolo, come sempre. Te ne sei andata per farmi del bene: non lo vedo, ma so che c’è. Devo saperlo, e lo so. Fumo, ma non lo farò più. Per te, per me. Per noi. C’è un noi, da qualche parte, chiedo a questo vento caldo che mi porta via da me. La mia testa pelata dice di sì. Però non parla: tace. Parlo con le madri, ma solo perchè devo. Confuso, brancolo, eppure so dove devo finire: in parole, in lacrime, in silenzio. Senza tregua, indugio, eppure so: te ne sei andata per me. Tace, il mio spirito inquieto: senza di te cosa c’è? Me lo dirà il domani. Parlami di ciò che non posso avere, di ciò che non so essere: stare solo. È questo che mi tocca. Ascoltarmi, nel silenzio delle parole che non fanno rumore. Stare senza, un’altra volta ancora. Per farcela davvero.
2. Scrivo un po’ ogni giorno. Ti scrivo. Ogni giorno qualcosa. Comprare un microfono portatile, registrare i pensieri come cose di passaggio, che vanno e vengono, che tornano e una volta non più. Come i gatti, anche quelli a cui hai voluto bene. Volersi bene, trattarsi bene, dirsi che mi voglio bene. Mi voglio bene. Sei prezioso, vali. Nonostante tutto quello che puoi pensare di male, tu vali. Non te lo dico mai, ma lo penso spesso. Vorrei volare in questo vento e dirti che ti voglio bene. Non riesco a stare con te, ma non posso stare senza di te. Siamo cresciuti dentro l’uno con l’altro, e comunque sia, ogni giorno andiamo avanti. Mi stai gettando via, eppure resto. Mi fai male, eppure sono qui. Sono il tuo corpo, sono quello che ti resta dopo la tempesta, dopo le lacrime che scorrono altrove. Scrocchio, scricchiolo, eppure tengo botta. Mi consumi, mi crepi. Io resisto. Mi inondi di fumo, io vado oltre. Dentro ogni notte incerta sfumata via, io ti aspetto là, dove finisce la paura, dove torni a vivere nei sogni. Ti aspetto là, dove sei felice e lo sai. E torni così, vuoto e felice, stanco ma lieto, gentile. C’è un mondo dentro e oltre di te. C’è una spiaggia di grano, un mare di rotte da seguire senza sosta. Ti aspetto qui, oltre l’ultimo cannone dell’ultima notte senza sogni, e oltre di lei. Per i sogni nuovi, i sogni che saranno.