giorno uno: niente di nuovo

scritto il giorno due. Il primo è stato: annullare, riprovare il giorno due. Tempesta notturna, niente viene a galla perché già tutto galleggia. Rifiutare gli impegni, scappare. Rifugiarsi nel letto, come l’uno febbraio ma in una versione primaverile. In casa è freddo, al sole si torna in vita. Una bottiglia di lambrusco di sorbara al tramonto, la cagna nuova dell’affittuario di mio zio che ha paura delle persone, e mi passa davanti indugiando. Stare a questo sole, viverlo appresso, felicitarsi di questo. Tornare a casa senza esser andati via, rimettersi nel letto, leggere per dormire, addormentarsi. Svegliarsi a mezzanotte, vedere la luna di Wesak che brilla nel cielo, non sapere se alzarsi per salutarla, la paura di ricascarci. Non davanti a questa luna, mi dico, e mi giro nel letto. In altri gironi del sonno mi trovo dopo un po’. Non davanti alla luna, ma alla luce del sole commetto i miei misfatti. C’è un mese intero per riprovarci, a partire dall’oggi.

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