Luna di Wesak

Cade domani sera, domani sera è luna piena. “È un momento in cui la percezione può espandersi più facilmente, come se la coscienza stessa diventasse più accessibile”, dicono di lei taluni. Maggio che si apre e si chiude con due lune piene, come un banco di prova per misurarsi in forme e dimensioni nuove, più pure, depurate. È un invito, mi pare. Un accenno a chi é sulla strada, ma non sa dove andare. O lo sa, magari, ma non riesce a incamminarsi nella direzione giusta, e sceglie sempre quella che riporta a casa, al divano di casa, alle pentole che fanno rumore e ai passi che lasciano impronte di colpevolezza. Ai sensi di consapevolezza. Il ragazzo incontra l’alchimista, nell’oasi. Conta solo il presente, gli dice il cammelliere. Se oggi è il giorno, è il giorno giusto perché lo sia. Affinarsi della coscienza, acuirsi del sentire. Trentuno giorni di prova: due lune. Un diario digitale, questo. Provare, perché no. Nulla lo impedisce. Ballonzolando da un piede all’altro, scrollarsi di dosso la paura di quello che potrebbe essere. Sforzarsi di ritrovare la bussola che indica la direzione della Leggenda Personale, per rimanere in tema con la traccia. Capire il senso di una professione, praticarla, professarla.

Wesak, il Makhtub. Non nella brace che sprizza nel buio, ma il bagliore della luna, il canto dell’usignolo notturno e non il rombo dell’aereo che solca il cielo. La brezza che plana sui campi tosati, il lieve passo del lupo nella notte chiara. Diario di un umano apprendista, di un apprendistato umano. Rimarginare le ferite delle sostanze con la cura dei libri, delle letture sostenute con vigore, dell’entusiasmo del vivere. Saper rinunciare, imparare. Solo questo mi manca. C’è la materia prima, in tutti i sensi. Non il diario della scelta di una rinuncia, ma di tutto ciò che c’è oltre, un mondo infinito. Basta un giorno, e può essere domani. Wesak.

Comments are closed.