Oggi ho visto un lupo
Oggi ho visto un lupo. L’ho visto davvero, era grande, sporco, bello. Un esemplare bello grande, un maschio solo.

Ma andiamo con ordine, spieghiamo le cose nel modo più adatto a questo fatto. Innanzitutto dove: nella campagna che abito, la pianura in cui vivo da quando sono nato. Dominano qui come altrove segni tipici del paesaggio padano postindustriale, strade ad alto scorrimento solcate di automobili che corrono impazzite, aree industriali che fanno il cielo calcareo, echi di sirene di stoccaggi automatici, rombi di mezzi in movimento, umanità schiacciate agli angoli del quadro. E pure, la campagna persiste indomita, campi di grano a fianco ad altri di erbaspagna, il verde dell’inizio primavera che si alterna al marrone della terra nuda, la strada finisce i campi cominciano, e si distendono sulla linea dell’orizzonte come il nastro della memoria si sovrappone al presente dello sguardo di ciò che ci sta davanti, tutto quello che sta oltre il mio spazio di adesso. La campagna, dunque. È qui che ci siamo incontrati, lupo ed io. Nella campagna bolognese, io che sul mio pulmino adempivo ai miei compiti di serviziocivile, lui che ha scelto quel momento per saltarmi davanti al furgone, spiccare un balzo da un campo all’altro e proseguire a saltelli, tipo. Un animale imperioso, lungo ben più di un metro, grigiomarronfulvo, non so dirne il colore in un concetto compiuto. Ha spiccato questo salto proprio prima che passassi, l’ho visto bene, ha scelto di mostrarsi, in qualche modo. È la cosa che più mi colpisce dell’intera faccenda. Che abbia deciso di mostrarsi a me, in quel momento d’apparente niente di particolare, oramai il consueto giro a recuperare gli abitanti della Capanna che di giorno stanno in giro per Bologna non è più un evento che mi colpisce particolarmente, ed anzi, il traffico gli sbatti gli orari è più un pensiero da sgravare, che un’esperienza da vivere giorno dopo giorno. Oggi c’era S., come nuovo, anche se lui c’è stato diversi anni fa, poi si erano lasciati male. Vivere in quindici venti uomini è bello peso, cinque stanze ha la casa, per contenere fino a una ventina di persone, o quasi. Comunque, non c’entra se non che ero lì per quello, per il mio Scu, e dunque dopo il primo giro avendone caricati otto, sono tornato indietro ho fatto manovra mi sono girato ho passato il confine di casa ed eccolo lì che mi salta davanti, io inchiodo e lo guardo stralunato, ci metto un pochino a rendermi conto di cosa ho visto, un lupo vero davanti a me che corre saltando. Che si fa vedere a me. Conservo quest’occasione come un’opportunità di crescita della consapevolezza. Di cosa? Non so dire di preciso. Di quanto condividiamo lo stesso spazio, di quanto siamo vicini. Di quanto siamo imprendibili, forse, inconciliabili come specie, e dunque destinati a non incontrarci, se non in occasioni come questa di oggi. Che pure accadono, ed è straordinario che sia così. Un lupo che taglia un campo di corsa saltando alle sei di sera è una cosa che non si può dimenticare facilmente.
Fascinazioni ispirazioni del rapporto uomolupo
Balto
Il libro della giungla di Kypling
L’occhio del lupo di non so chi – Pennac?
Balla coi lupi – film che non ho visto
Lupo Alberto, le massime
La felicità del lupo, Paolo Cognetti
Attenti al lupo, Lucio Dalla
[uno spazio per quelli che stasera non mi vengono in mente
ma verranno]